Sono innamorato dell’Irlanda e questo diario di viaggio sarà poco meno una dichiarazione d’amore. È una cosa che mi porto dietro (e dentro) da tantissimo tempo: che si tratti di musica, di cultura (celtica), di libri fantasy o di panorami, la realtà è questa. Fino ad ora ho avuto la fortuna di visitarla solo due volte, una ovviamente più speciale dell’altra e con questo racconto, diario di bordo, voglio portarvi con me in questo viaggio, contromano. Ma partiamo… dal titolo! Preso in prestito da Stefano Tiozzo, un fotografo e videoreporter, che sei anni fa faceva uscire appunto “Il cielo d’Irlanda – Un Viaggio in Contromano”, un video del suo viaggio on-the-road in Irlanda. Inutile dire che dopo il mio primo viaggio (2012), questo video (2015) mi ha riacceso la scintilla, mi ha fatto tornare voglia di Irlanda. Mancava solo l’occasione, che sarebbe arrivata qualche anno dopo, nell’estate 2018. C’è il movente, c’è la destinazione, c’è la compagnia, c’è un pochino di budget per cui c’è tutto quello che serve per un viaggio memorabile.

Per quanto riguarda l’itinerario, in relazione con quello che l’isola offre, abbiamo optato per la parte settentrionale, sostanzialmente la Wild Atlantic Way. Questa iconica “strada”, parte da Cork e arriva al Donegal settentrionale, mentre il nostro percorso iniziava e finiva a Dublino.
Per cui ecco le nostre tappe: Dublino (di passaggio) – Galway – Sligo – Derry (di passaggio) – Belfast – Dublino (visitata effettivamente). Viaggio in aereo tranquillo e, nonostante qualche piccolo intoppo tipo una cena al volo per non perdere il treno, riusciamo a prendere la prima coincidenza del viaggio. La linea ferroviaria è… interessante! Essere in viaggio in mezzo ai prati verdissimi, nonostante la pioggia, è stato qualcosa di magico. Quella magia che cercavo, che cercavamo.
Primo giorno effettivo, alla scoperta di Galway, dal gaelico gaill, ovvero “straniero” o “forestiero”. La storia della città inizia come villaggio di pescatori chiamato Claddagh, cresce e sotto Riccardo II viene soprannominata la Città delle Tribù (nel 1396 14 famiglie vengono incaricate di governare la città), ma dalla Prima Ribellione del 1641, iniziò il declino della città. Fu solo nel 1900 che, grazie al turismo, la città iniziò una lunga ripresa, tutt’ora in atto. Infatti, Galway in realtà è una piccola cittadina, con circa 80 mila abitanti e si classifica solo quarta nella lista delle città irlandesi per numero di abitanti, dopo Dublino, Cork e Limerick ma è molto caratteristica: affacciarsi sull’Atlantico la rende un’ottima città di mare, come la storia ricorda.

I monumenti storici della città in realtà sono molto pochi: la Cattedrale di Nostra Signora Assunta in Cielo e San Nicola, nella quale troviamo una rappresentazione di J.F. Kennedy,

un arco spagnolo di epoca medievale parzialmente distrutto da uno tsunami, la statua di Oscar Wilde e il memoriale dei pescatori:



Galway è molto vicina a due delle zone paesaggistiche più belle di tutta l’Irlanda e parlo ovviamente delle Cliff of Moher e delle Isole Aran, le stesse della canzone Cielo d’Irlanda, di Fiorella Mannoia. Effettivamente il cielo, e più in generale il meteo, in Irlanda è abbastanza imprevedibile, per via del flusso atlantico.


L’ultima cosa che racconterò di Galway è quella che più mi è rimasta impressa, Shop Street. È la zona della città più viva e spumeggiante a tutte le ore del giorno: si possono trovare molti artisti di strada, molte oreficerie che vendono l’anello più tipico della città, il Claddagh Ring. Gra, Dilseacht agus Cairdeas. Amore, Lealtà e Amicizia.

Poi ci sarebbe anche il museo cittadino che, tra le altre cose, ha in esposizione una versione iconica della Galway Hooker, la birra simbolo della città, ma abbiamo optato per la versione da pub, proprio in Shop Street. Perché il pub, in Irlanda, è un’esperienza unica. Spesso c’è musica dal vivo: “Whiskey in the jar” e “The Wild Rover” vengono ripetute più di una volta perché è un momento di convivialità condiviso e sentito da tutti gli avventori.



I giorni a Galway sono finiti, ora si parte alla volta di Sligo.
Molto probabilmente questa cittadina è ignota ai più, siamo nella Contea di Mayo e Sligo, angolo nord-ovest dell’isola. Abbiamo scelto questa città più che altro per la sua posizione geografica, che non per le cose da visitare: Sligo infatti è circa a metà strada tra Galway, da dove venivamo, e (London)Derry dove avremmo avuto una coincidenza. Nonostante questo ci ha regalato uno dei momenti e dei panorami più belli di tutto il viaggio. Ma un passo alla volta.
Sligo è la città natale e ispirazione creativa di W.B Yeats (1865-1939), poeta e drammaturgo, premio Nobel per la letteratura nel 1923.

Chiaramente troveremo molti riferimenti e monumenti dedicati al celebre scrittore, ma a parte questo e il fiume Garavogue, non abbiamo trovato molto da aggiungere alla città, per cui ci siamo buttati all’avventura. Un salto nel buio verso Rosses Point.

Rosses Point è una cittadina marittima molto pittoresca nella zona peninsulare a nordovest di Sligo, a una decina di minuti di macchina/autobus, con case molto colorate, ristoranti tutti a ridosso del mare e due “statue” degne di nota: The Metal Man, che funziona da punto di riferimento in mezzo l’acqua per la navigazione nella baia, e Waiting On The Shore, che rappresenta tutte quelle persone in attesa dei propri cari al largo.

In questa penisola, a poca distanza dalla statua, ci sono ben due spiagge Bandiere Blu, per chi volesse affrontare la temperatura dell’oceano Atlantico.

Tempo di tornare a Sligo, ed è subito ora di cena. D’altronde qua si mangia presto, gli autoctoni tra le 17.30 e le 18.30 ma, fattore globalizzazione e turismo, non è raro vedere qualcuno che cena più tardi.
Rosses Point, di tutte le esperienze nell’Isola Verde, è quella a cui più sono legato, per quanto in realtà non sia nulla di eccezionale: delle case colorate, qualche ristorante di mare, due spiagge e una statua. Questa piccola avventura è stata speciale perché rappresentativa di quello che, per me, dovrebbe essere un viaggio in Irlanda, un viaggio in cui ogni tanto occorre “perdersi”, alla scoperta, in compagnia di “zingari e re”, in un “oceano di nuvole”, per citare Fiorella.
Da Sligo la meta successiva era Belfast, passando per Derry, la prima città dell’Irlanda del Nord: bevono tè, hanno la sterlina e tante altre cose tipiche inglesi.

Gli unionisti tendono a chiamarla Londonderry, mentre i nazionalisti Derry. Il nome ufficiale sarebbe Londonderry, mentre Derry è quello più diffuso. Questo non implica che ci siano più unionisti o che questi abbiano “vinto”. Anche se il Periodo dei Troubles si è chiuso anni fa, le cicatrici sono ancora molto visibili e altri scontri potrebbero tranquillamente riaprire quelle ferite. Parlare dei Troubles, è parlare di Belfast, la nostra tappa effettiva.
In giro per la città di Belfast ci sono zone completamente dipinte con murales e opere d’arte a supporto di una e dell’altra fazione. Nel 1969 è stato eretto un sistema di barriere per dividere quartieri a maggioranza cattolica-nazionalista da quartieri a maggioranza protestante-unionista. Si chiama Linea di Pace.




Ma Irlanda del Nord, dal punto di vista paesaggistico vuol dire una cosa: Giant’s Causeway. Geologicamente parlando si tratta del risultato dell’attività vulcanica del Paleocene (66-56 milioni di anni fa), ma la leggenda, come spesso accade, è più interessante: in una delle versioni, si dice che due giganti Benandonner (lato scozzese) e Finn MacCool (lato irlandese) si sfidarono in battaglia. Finn accetta e costruisce il selciato per raggiungere l’avversario, ma una volta arrivato in terra nemica, senza essere notato, scopre che il proprio avversario è ben più grande di lui. Decide quindi di tornare indietro e travestire sua moglie Sadhbh da neonata, costruendo una culla gigante, a quel punto si nasconde e aspetta. Benandonner, arrivato in terra irlandese, vede le dimensioni “la neonata” e si spaventa pensando a quanto possa essere grande il padre. Nella fuga però, rompe il selciato leggendario. Questo è il motivo per cui ora abbiamo solo l’inizio del Selciato, in Irlanda del Nord, e la fine, sull’isola di Staffa, Scozia, in una località chiamata Fingal’s Cave.

Ultimo treno, ultima tappa. Direzione Dublino!
Dublino è una città molto interessante da visitare e da vivere, è un crocevia tra modernità e tradizione. Parlando di tradizione non si può non parlare del Trinity College, una delle “istituzioni” della città:


Questa è la più antica università dell’Irlanda e, con oltre 15 mila studenti iscritti, la più frequentata, nonché dimora di una delle librerie più affascinanti al mondo, nonché del Book of Kells, un manoscritto illustrato del Nuovo Testamento, del IX sec:

Tornando invece tra le vie di Dublino, possiamo incontrare diverse statue: la Grande Carestia, Oscar Wilde, James Joyce o la famosissima Molly Malone:

By Phil Nas SOURCE
Public Domai SOURCE
E dopo tante statue, perché non una birra nel pub più famoso della città, Temple Bar?

La prima giornata di dublino finisce così, con una Guinness in un pub ad ascoltare musica irlandese. “Whiskey in the jar” è un must! L’indomani decidiamo di buttarci nella storia, in quello che per me è stato il secondo momento più toccante di tutto il viaggio, tappa a Kilmainham Gaol.

Questo edificio era la vecchia prigione, ora riconvertita in museo. I rivoluzionari del Easter Rising (1916), il primo vero tentativo di ribellione dopo 800 anni di dominio inglese, furono imprigionati e giustiziati qui. La loro morte è stata la miccia nella polveriera irlandese: nei tre anni successivi si ha un’escalation che porta volontari irlandesi a riunirsi sotto un nome: Irish Republican Army. Il loro scopo? Ottenere l’indipendenza della propria patria. La guerra inizia nel 1919, con il governo regionale che si dichiara indipendente ma l’IRA è in netto svantaggio rispetto all’Esercito Britannico, supportato dai gruppi paramilitari Royal Irish Constabulary (RIC) e Ulster Special Constabulary (USC), per cui opta per azioni di guerriglia che, unite a movimenti di disobbedienza civile, provocano un’ulteriore escalation di violenza. Dopo 2 anni di guerra, guerriglia, attacchi e attentati, si ha una tregua. Nel 1921 viene firmato il trattato che sancisce l’indipendenza dell’Irlanda dal Regno Unito, con esclusione dell’Ulster che rimane sotto l’Union Jack. Dopo questa parentesi storica, visitare Kilmainham Gaol non è importante, è fondamentale. La storia recente dell’Irlanda, della sua indipendenza, è partita tra queste pareti spoglie.
Tornando tra le vie di Dublino, per un’atmosfera più leggera, possiamo vedere la Cattedrale di San Patrizio:

Come ultima tappa del nostro viaggio l’altro simbolo di quest’isola, la Guinness. Visita interessantissima che parte dalle materie prime per arrivare al prodotto finito, con tanto di lezioni su come spillare perfettamente questa birra scura!


Non mi resta che dirvi… “Sláinte!”, che vuol dire “salute!” in gaelico, ma è la formula di brindisi usata sull’Isola Verde!